Letture consigliate: Claudia Rainville, "Ogni sintomo è un messaggio"

Leggere i sintomi come messaggi del corpo per comprendere cosa c’è dietro la malattia e guarire.


Che cos'è la metamedicina? 

Il termine “metamedicina” è formato dal prefisso greco meta, che significa “al di là” e dal sostantivo “medicina”, che significa “l’insieme dei mezzi messi in atto per prevenire, guarire e alleviare le malattie”.

La metamedicina va al di là della semplice cancellazione del dolore o della scomparsa dei sintomi, incentrandosi sulla ricerca del fattore responsabile dei disturbi.

In metamedicina, il dolore, il malessere o l’affezione sono considerati segni precursori dell’incrinarsi dell’armonia in una parte dell’organismo, e far scomparire questi segnali senza ricercare l’informazione di cui sono forieri sarebbe come disinserire l’allarme antifumo dopo che ha rilevato un focolaio d’incendio.

Ignorando l’allarme, rischiamo di trovarci nel bel mezzo delle fiamme, ed è precisamente quanto fanno coloro che inghiottono una medicina senza cercare di capire quale sia l’origine del segnale. Questo non implica automaticamente che sia necessario rifiutare una medicina che potrebbe darci sollievo: significa invece non limitarsi a voler cancellare il dolore o a voler far scomparire i sintomi, ma voler eliminare anche ciò che ha potuto originarli.

La mentalità cartesiana, influenzata dalla disciplina professionale, impone di essere osservatori, di stare in guardia davanti all'idea che si possa creare o sviluppare una malattia a causa delle proprie convinzioni o dei propri atteggiamenti mentali.

Claudia Rainville in un intervista racconta: "Ciò che fece cadere ogni mia resistenza e mi indusse ad approfondire tale approccio, fu un mal di schiena per il quale ero in cura da due anni da un fisioterapista: una radiografia della colonna vertebrale aveva dato come esito una malformazione della quinta lombare il che, secondo la medicina, era la causa dei miei mal di schiena; si era parlato di un intervento chirurgico, ma non mi sentivo abbastanza pronta per accettare quella soluzione. Grazie al libretto di Louise Hay, misi in rapporto la schiena e l'idea di "carico": di cosa mi facevo carico? Mi facevo carico dei problemi di tutte le persone che mi circondavano. Perché? Per diverse ragioni, fra cui il desiderio di controbilanciare l'impressione di essere stata cattiva. Occupandomi degli altri avevo l'impressione di essere buona. Da quella presa di coscienza in poi, decisi di lasciare che gli altri affrontassero i loro problemi. Nei giorni che seguirono potei constatare la scomparsa del mal di schiena. A quel punto incominciai ad eliminare tutte le mie malattie usando questo approccio: più procedevo nelle mie scoperte, più ci guadagnavo in salute. A volte mi chiedevo che cosa la persona dovesse subire a causa del disturbo o della malattia che aveva; se, per esempio, doveva smettere di lavorare, o rimanere immobilizzata, o essere privata di qualche cosa, non era forse ciò che, inconsciamente, la persona desiderava? Ad esempio, l'immobilità: forse che quella persona aveva bisogno di una pausa che non si concedeva?". 

Come può intervenire la metamedicina in un processo di guarigione?

La metamedicina aiuta a ricostruire la storia di un disturbo, di una malattia o di un mal-essere profondo risalendo per quanto possibile alla comparsa dei primi sintomi.

Non bisogna però credere che la metamedicina sia un approccio semplicistico, anzi: non si limita a una causa che produce uneffetto, perché un sintomo, un dolore o una malattia possono risultare da un insieme di fattori riuniti. Non bisogna credere che la guarigione si presenti non appena si conosce la causa;in alcuni casi la guarigione è effettivamente rapidissima, ma in altri è il risultato di un processo di trasformazione graduale.